Ecco come Dio vince

Padre Gigi Maccalli è libero.
I nostri connazionali Padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio sono stati liberati” e “stanno tornando in Italia”: lo conferma la Farnesina.
La notizia della liberazione dei due ostaggi italiani arriva nella serata di giovedì, improvvisa e potente come la folgore.

di Davide Vairani, La Croce quotidiano, 10 ottobre 2020

Padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio - Matteo Fraschini Koffi

Arriva in Italia dalla Francia, dove le agenzie di stampa sono al lavoro da una settimana per raccogliere informazioni e tutti i principali media d’Oltralpe stanno coprendo la notizia con approfondimenti e reportage dal Mali. Perché, insieme agli ostaggi italiani, il presidente ad interim del Mali, Ibrahim Boubacar Keïta, ha confermato la liberazione dell’ultimo cittadino francese in mano di rapitori all’estero, Sophie Pétronin, sequestrata il 24 dicembre 2016 da un gruppo armato a Gao, nel nord del Mali, dove dirigeva una ong franco-svizzera di aiuto all’infanzia. A completare l’importante operazione di intelligence internazionale, il contestuale rilascio di Soumalia Cissé – già ex ministro delle finanze maliano -, rapita il 25 marzo 2020 mentre faceva campagna elettorale per le legislative nella regione di Timbuctu, nel nord-ovest del Paese.

Era una tranquilla serata di fine stagione delle piogge nella missione di Bomoanga, a circa 150 chilometri da Niamey, capitale del Niger, quando il 17 settembre 2018 Padre Gigi Maccalli veniva sequestrato da un gruppo di uomini armati che opera al confine tra Burkina Faso e Benin. Da quel giorno, del religioso della Società delle Missioni Africane (Sma) e sacerdote della Diocesi di Crema si sono perse le tracce e non si è più saputo nulla.
Nessuna richiesta di riscatto da parte dei rapitori. Nessuna notizia sui media. Dalle istituzioni pubbliche nessun aggiornamento. Sparito nella sabbia del Sahel.
Padre Gigi Maccalli è finito dentro un’intricata e delicata partita internazionale di geopolitica fatta di interessi economici, nella quale si intrecciano politiche di sicurezza migratoria, affari di multinazionali del petrolio, interessi di Stato e terrorismo di matrice islamista.
Ventitré lunghi mesi di silenzio assordante sui media nazionali circa la sorte del sacerdote italiano. Un trafiletto di cronaca interrompe il black out lo spazio di uno iato nel gennaio 2019. Il premier Giuseppe Conte in visita al capo di stato in Niger: Vi confesso che la sorte di padre Pierluigi Maccalli è stato un tema affrontato nei colloqui col presidente nigerino Issoufou”. Di nuovo buio.

“Mi chiamo Pier Luigi Maccalli, di nazionalità italiana, oggi è il 24 marzo”. Ventiquattro secondi di un video ottenuto da “Avvenire” da una fonte che preferisce mantenere l’anonimato viene diffuso il 4 aprile 2020. E’ la voce rotta di Padre Gigi. E’ vivo.

Padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio - Matteo Fraschini Koffi

Le immagini sgranate mostrano Padre Maccalli a sinistra con gli occhiali scuri, la sua abituale barba bianca e folta, e un vestito tradizionale. A destra un’altra persona, anche lui vestito tradizionalmente e con la barba lunga. I due seduti uno di fianco all’altro.
“Mi chiamo Nicola Chiacchio. La mia nazionalità è italiana”. Per quanto – anche oggi – abbia cercato di capire chi sia, le informazioni si possono racchiudere in due righe: di “Nicola Chiacchio, campano di 45 anni” (Avvenire),“si erano perse le tracce, forse rapito durante una vacanza probabilmente in Mali (Repubblica), “mentre viaggiava come turista” (Il Fatto Quotidiano) nel 2019.

A tenere viva la memoria di Padre Maccalli in questi ventitré mesi una lunga catena umana di preghiera e di solidarietà della gente cremasca e dei luoghi sparsi per il mondo nel quale il missionario italiano era conosciuto. Il 17 del mese è diventato il “giorno di Padre Gigi”: veglie di preghiera, cortei pubblici, manifesti affissi. A Crema come a Genova – sede centrale in Italia dei missionari SMA -, a Niamey come a Lione, uniche voci che si sono levate costantemente per chiedere la liberazione di un cittadino italiano rapito all’estero, uniche voci senza potere, nascoste dalla ribalta dei media nazionali, ma potenti come il mormorio di un vento leggero.

Il nome di Padre Maccalli corre soltanto sulle testate di informazione cattolica, in particolare Agenzia Fides, Avvenire e la Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS).  Il 17 settembre 2020  ACS decide di pubblicare un appello a pagamento a pagina intera sul quotidiano “Avvenire”, a due anni dal sequestro di Padre Pier Luigi Maccali, per tentare di rompere il muro di silenzio mediatico: “Il nostro connazionale è tuttora drammaticamente disperso e chiede al governo italiano un rinnovato e sollecito impegno affinché sia quanto prima liberato in condizioni di sicurezza”. “Padre Maccalli non deve essere considerato un cittadino-rapito di serie B – sottolinea Aiuto alla Chiesa che Soffre – per il solo fatto di essere un missionario cristiano che ha speso la vita per l’evangelizzazione in una nazione in cui dilaga la persecuzione”.

Il terrorismo di matrice islamica non è stato sconfitto. Tutt’altro.
Negli ultimi tempi, l’Isis sta riducendo la sua attività in Libia e Algeria mentre la incrementa in Niger. A partire dal 2017, anche Al-Qaeda ha aumentato la propria azione criminale. Nella parte sud-orientale del Paese si sono registrate anche frequenti incursioni di Boko Haram, in particolare a opera della fazione denominata Islamic State West Africa Province.
Nel centro della regione del Sahel, che comprende Mali, Burkina Faso e Niger, la nebulosa jihadista mira a creare il califfato del Sahel, con i foreign fighters venuti prima in Libia dalla Siria e poi fuggiti nel deserto. Ceceni, azeri, siriani, iracheni, libici unitisi ai miliziani locali. Le vittime si sono sestuplicate nei tre Paesi, da 770 nel 2016 a 4.400 nel 2019. Il Niger da almeno 5 anni è la nuova frontiera europea. Per arginare jihad e immigrazione irregolare, Niamey ha ricevuto aiuti economici e militari. Il quadro di militarizzazione è in crescita. Il Paese ospita i contingenti francesi dell’operazione Barkhane (oltre 5.000 militari), l’aviazione statunitense che qui ha la seconda base d’Africa dalla quale decollano i droni, poi i tedeschi e 290 soldati italiani incaricati ufficialmente di formare le truppe locali. A fine febbraio l’Unione africana, data l’ostilità locale verso Parigi, ha deciso di inviare un contingente di 4.500 militari. In un Paese all’ultimo posto mondiale nell’indice di sviluppo umano, dove il sistema scolastico pubblico è crollato (l’80% dei nigerini è analfabeta), dove le disuguaglianze crescono e la disaffezione verso la politica è enorme, i jihadisti, bruciate le scuole, le sostituiscono con le madrasse, le scuole coraniche, e combattono l’indigenza con la carità islamica.

Nel centro della regione del Sahel, che comprende Mali, Burkina Faso e Niger, la nebulosa jihadista mira a creare il califfato del Sahel, con i foreign fighters venuti prima in Libia dalla Siria e poi fuggiti nel deserto. Ceceni, azeri, siriani, iracheni, libici unitisi ai miliziani locali. Le vittime si sono sestuplicate nei tre Paesi, da 770 nel 2016 a 4.400 nel 2019. Il Niger da almeno 5 anni è la nuova frontiera europea. Per arginare jihad e immigrazione irregolare, Niamey ha ricevuto aiuti economici e militari. Il quadro di militarizzazione è in crescita. Il Paese ospita i contingenti francesi dell’operazione Barkhane (oltre 5.000 militari), l’aviazione statunitense che qui ha la seconda base d’Africa dalla quale decollano i droni, poi i tedeschi e 290 soldati italiani incaricati ufficialmente di formare le truppe locali. A fine febbraio l’Unione africana, data l’ostilità locale verso Parigi, ha deciso di inviare un contingente di 4.500 militari. In un Paese all’ultimo posto mondiale nell’indice di sviluppo umano, dove il sistema scolastico pubblico è crollato (l’80% dei nigerini è analfabeta), dove le disuguaglianze crescono e la disaffezione verso la politica è enorme, i jihadisti, bruciate le scuole, le sostituiscono con le madrasse, le scuole coraniche, e combattono l’indigenza con la carità islamica.

Della liberazione di Padre Pier Luigi Maccalli, Nicola Chiacchio, Sophie Pétronin e Soumalia Cissé si conoscono poche informazioni.
Merce di scambio di prigionieri, l’unica notizia certa. Le autorità maliane hanno infatti liberato 180 militanti jihadisti, circa 70 uomini rilasciati sabato e altri 110 domenica. “Si ipotizza anche che sia stato pagato un riscatto – riporta il sito francese di Radio France Internationale – . In questa fase circolano solo voci, nessuna informazione affidabile. Durante le precedenti liberazioni di ostaggi nell’area, gli importi hanno raggiunto le decine di milioni di euro”. Nessuna conferma e nessuna smentita dalle istituzioni francesi ed italiane. In mano al gruppo legato ad Al Qaeda, noto come Jnim, ci sarebbero ancora altre tre persone: il medico australiano Ken Elliott, rapito a Djibo, in Burkina Faso, il 15 gennaio 2016; la suora colombiana delle Francescane di Maria Immacolata, Gloria Cecilia Narvaez Argoti, sequestrata l’8 febbraio 2017 a Karangasso, nel sud del Mali e la svizzera Beatrice Stockly missionaria evangelica rapita in Mali l’08 gennaio 2016 già sequestrata nel 2012 da Al Qaeda nel Maghreb e rilasciata dopo alcuni giorni. 

Probabilmente state vedendo le immagini di Padre Gigi e Nicola Chiacchio scendere dall’areo a Fiumicino, con le autorità festanti ad accoglierlo, i parenti e i famigliari. Ringraziamenti, televisioni e giornali.
Il 17 ottobre sarà una veglia di gioia e di riconoscenza a Dio per avere ascoltato le nostre preghiere di liberazione.
Le nostre parole saranno di nuovo come il mormorio di un vento leggero.
Affidàti a Dio come il profeta Elia, che deve imparare a percepire la voce leggera del Signore per riconoscere in anticipo colui che ha vinto il peccato non con la forza ma con la sua Passione. Colui che, con il suo patìre, ci ha donato il potere del perdono. Questo è il modo con cui Dio vince.

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