“Sans vergogne”

“Senza vergogna”. Michel Aupetit, Arcivescovo di Parigi, punta il dito verso i deputati francesi, “sans vergogne”, perchè “mentre il nostro paese sta attraversando una crisi sanitaria che l’ha messo in ginocchio, la priorità del governo è far approvare il disegno di legge sulla bioetica nell’Assemblea nazionale”.
Un testo che “porta con sé notevoli cambiamenti che modificano seriamente e pericolosamente le basi di ciò che la nostra civiltà ha costruito per il rispetto dell’uomo, della sua dignità, della sua vita e della sua salute”.

Eppure “la maggior parte delle riforme importanti sono da riportare o rivedere” :“oggi non vi è altra urgenza se non quella di approvare con forza e quasi di nascosto nel mese di luglio questo insieme di leggi che riguardano l’essenza stessa della nostra umanità?”.

Mons. Aupetit lanciava l’ennesimo appello alla ragione in una tribune su “Figaro” il 29 giugno (“La charge de l’archevêque de Paris contre le retour précipité des lois bioéthiques à l’Assemblée”): inascoltato.

La pandemia “ha gettato un altro colpo di proiettore sulla tristezza della situazione nelle Case di riposo”, ha scritto Aupetit, e se il Paese è fiero del proprio personale medico e paramedico la crisi ha ricordato ha ciascuno la propria vulnerabilità, nonché “la necessità di tornare a una certa sobrietà” e “la ricchezza nonché la fragilità delle relazioni famigliari”.
Eppure la volontà dei Parlamentari francesi è quella di arrivare a ogni costo in capo a questo progetto di legge, “come se nulla fosse accaduto”.
E prosegue martellante, mentre punta il dito sul “mito di una procreazione ‘senza sesso'”:
“siamo di nuovo impegnati a capofitto nello sconvolgimento delle relazioni genealogiche che strutturano la persona, nella banalizzazione degli embrioni umani selezionati, analizzati e gettati via come volgari prodotti di consumo, nella produzione artificiale di gameti che non ha altro interesse che quello di alimentare il mito della procreazione ‘senza sesso’.
Sappiamo che dobbiamo rilanciare il commercio e l’industria, ma non a scapito della dignità umana. La scelta di aprire il mercato per i bambini, separando la procreazione medicalmente assistita dalle difficoltà di concepimento, è un grave attacco alla dignità umana.
Questa scelta di promuovere l’industria procreatica alimentandola con un numero sempre crescente di embrioni mostra chiaramente le ragioni commerciali su cui si basa questo progetto. L’embrione umano è uguale a noi?”

“È davvero la società dei consumi che spinge ancora il desiderio degli adulti senza alcuna considerazione delle conseguenze sulle generazioni future. Fino a quando non fanno violenza a loro. Non c’è violenza, infatti, quando priviamo deliberatamente un figlio di un padre, quando organizziamo aborti selettivi in ​​caso di gravidanze multiple, quando il bambino scopre che l’embrione che è stato sarebbe potuto anche finire al microscopio di un ricercatore o in una discarica dopo un tempo di congelamento più o meno lungo? Il bambino sottoposto all’onnipotenza del ‘projet parental’ è ancora uguale a noi?”.

“Venticinque anni fa, Giovanni Paolo II sentiva già l’urgenza di affermare che ‘per quanto riguarda il diritto alla vita, ogni essere umano innocente è assolutamente uguale a tutti gli altri’, che ‘questa uguaglianza è la base di tutte le relazioni sociali autentiche’ e che occorre considerare ‘ogni uomo e ogni donna come una persona e non come qualcosa di cui si può disporre’ (Evangelium Vitae, 57).
Mentre la pandemia ha dimostrato la necessità di superare i nostri egoismi attraverso l’impegno per la solidarietà, il rispetto per la pari dignità di ogni essere umano rimane una priorità. È in particolare la posta in gioco di quello che Hans Jonas chiamava ‘l’archetipo senza tempo di ogni responsabilità, quella dei genitori verso il bambino’.
Questa responsabilità ricade di nuovo in questi giorni sui nostri membri del Parlamento. Avranno il coraggio e la lucidità per invertire la logica del ‘toujours plus’ che accumula debiti finanziari e solleva anche questioni esistenziali, che riguardano l’anzianità e le generazioni future? Questi interrogativi devono essere ripresi in mano senza piegarsi a pressioni ideologiche o di mercato che sono sottese a slogan perentori”.

“Chi ci rappresenta non può far finta di niente. Mentre la crisi sanitaria è ancora lì e la crisi economica e sociale avrà un grave impatto sulla vita dei nostri compatrioti – come abbiamo potuto vedere quando ci siamo mobilitati per portare soccorso alle persone più indigenti – ce serait l’honneur dei nostri deputati: mettere in discussione questo progetto ingiusto e disuguale al fine di concentrarsi sui problemi reali dei francesi”.

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